Recentemente abbiamo letto le nuove normative del Garante della Privacy  adesso anche Google rientra nella normativa con maggiori tutele per gli utenti che utilizzano i suoi servizi.


Il Garante della privacy ha stabilito che Google non potrà utilizzare i dati a fini di profilazione se non ne avrà prima ottenuto il consenso e dovrà dichiarare esplicitamente di svolgere questa attività a fini commerciali.


Si è conclusa con un provvedimento prescrittivo l’istruttoria avviata lo scorso anno dal Garante italiano a seguito dei cambiamenti apportati dalla società alla propria privacy policy. Si tratta del primo provvedimento in Europa che indica nel concreto le possibili misure che Google deve adottare per assicurare la conformità alla legge. La società ha infatti unificato in un unico documento le diverse regole di gestione dei dati relative alle numerosissime funzionalità offerte – dalla posta elettronica (Gmail), al social network (GooglePlus), alla gestione dei pagamenti on line (Google Wallet), alla diffusione di filmati (YouTube), alle mappe on line (Street View), all’analisi statistica (Google Analytics) – procedendo pertanto all’integrazione e interoperabilità anche dei diversi prodotti e dunque all’incrocio dei dati degli utenti relativi all’utilizzo di più servizi.

Google ha adottato una serie di misure per rendere la propria privacy policy più conforme alle norme. Il Garante ha tuttavia rilevato il permanere di diversi profili critici relativi alla inadeguata informativa agli utenti, alla mancata richiesta di consenso per finalità di profilazione, agli incerti tempi di conservazione dei dati e ha dettato una serie di regole, che si applicano all’insieme dei servizi offerti. 

Google avrà 18 mesi per adeguarsi alle prescrizioni del Garante. In quest’arco temporale, l’Autorità monitorerà l’implementazione delle misure prescritte. La società dovrà infatti sottoporre al Garante, entro il 30 settembre 2014, un protocollo di verifica, che una volta sottoscritto diverrà vincolante, sulla base del quale verranno disciplinati tempi e modalità per l’attività di controllo che l’Autorità svolgerà nei confronti di Mountain View.

Vi invito a leggere il dettaglio delle misure dalla fonte originale 

Chi usa Instagram: uomini o donne? E quali top brand preferiscono seguire sulla piattaforma social?

Le risposte variano a seconda del paese. Secondo una recente infografica redatta da TOTEM, Instagram è fortemente utilizzata da donne in Thailandia (65%), Filippine (64%) e Vietnam (62%), mentre sono prevalentemente uomini in Arabia Saudita (85%), Iran (82%) e India (75%).

Per quanto riguarda i brand, le donne li seguono di più degli uomini (53% vs 47%). Gli uomini seguono bevande energetiche e marchi sportivi e le donne cosmetici e moda.

Come mostra l’infografica: Leggi il seguito di questo post »

Vi siete mai chiesti quali siano i temi più trattati sui social?

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Allora andiamo a vedere i dati forniti da un recente studio condotto da Klout. I 10 più popolari argomenti contenuti su Facebook e Twitter sono molto simili, ma gli argomenti differiscono significativamente oltre la top 10.

La relazione si è basata su dati provenienti da oltre 580 milioni di persone in tutto il mondo e l’analisi ha rilevato che musica e televisione sono i temi più popolari, sia su Facebook che Twitter. La creazione e condivisione dei contenuti riguardanti le celebrità, software, vacanze, film e imprese è a ruota su entrambi i social.

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Complessivamente, il 40% delle interazioni e del coinvolgimento su Facebook e Twitter riguardano i primi 10 argomenti, il restante 60% si dedica a discussioni differenti tra cui:

  • Ristoranti: Facebook (76a argomento più popolare), Twitter (112 ° più popolare); varianza: 36 punti.
  • Compiti a casa: Facebook 196, Twitter 98; varianza 98.
  • Cani: Facebook 23, Twitter 95; varianza 72.
  • Gatti: 52 Facebook, Twitter 104; varianza 52.
  • Neonati: Facebook 21, Twitter 66; varianza 45.
  • Parenti: Facebook 22, Twitter 50; varianza 28.
  • Servizio Clienti: 197 Facebook, Twitter 89; varianza 108.

Adesso potete vedere se rientrate in una di queste categorie.

 

Vi siete mai chiesti perchè le persone che usano Twitter mettono alcuni tweet tra i preferiti?

Un gruppo di ricercatori ha effettuato uno studio per decifrare il comportamento di 606 persone iscritte a Twitter e sintetizzarle in 25 risposte alla nostra domanda. Ecco cosa è venuto fuori:

1. Perché è piaciuto un tweet per motivi soggettivi (perché era divertente, per esempio).
2. Per segnarselo per un uso futuro: per esempio per ricordarsi di leggere l’articolo cui rimanda il tweet.
3. Perché il tweet è rilevante per un determinato tema.
4. Perché riflette l’opinione di chi lo ha letto.
5. Perché si è d’accordo con la cosa che dice il tweet, ma non lo si vuole rendere troppo pubblico.
6. Perché il tweet suscita una risposta emotiva soggettiva (per esempio sentirsi speciali).
7. Perché ha contenuti multimediali rilevanti.
8. Perché il tweet piace molto, ma non per un motivo in particolare.
9. Per conservarlo come promemoria o monito.
10. Perché ha un contenuto oggettivamente emozionante.
11. Perché si è menzionati all’interno del tweet.
12. Perché è piaciuto per motivi oggettivi.
13. Per segnalare che il tweet è piaciuto, ma non al punto di meritarsi un retweet.
14. Perché si è un personaggio famoso.
15. Perché il tweet è rilevante per la propria condizione attuale.
16. Perché è il modo di chi lo fa per diventare parte di una conversazione.
17. Per coinvolgere altre persone in una conversazione.
18. Per vincere una promozione commerciale (per esempio la vincita di un coupon).
19. Per uno necessità specifica che si avrà in futuro (per esempio aggiungere un’informazione a un libro di ricette).
20. Perché si è amici o partner di chi ha pubblicato il tweet.
21. Perché si è parenti di chi ha fatto il tweet.
22. Per sbaglio.
23. Per segnalare che il tweet è piaciuto e perché viene considerato più importante l’inserimento nei preferiti rispetto al retweet.
24. Per vincere una gara a chi fa più preferiti.
25. Perché si pensa che facendolo ci si ricordi poi meglio di quel tweet.

Sempre legati ai tweet pare infatti che oggi sia possibile anche fare un commento ad un retweet perchè varia l’impostazione del tweet stesso.

Infatti si risparmiano caratteri e si possono inserire commenti più lunghi, perchè il tweet originale non viene più mostrato tra virgolette ma a parte sotto al messaggio che si sta per pubblicare.

Attualmente ancora in fase di test, ne vedremo gli sviluppi.

 

Sostengo da sempre che i grandi marchi sono fondati su una forte reputazione.

Ma nell’era digitale in rapida evoluzione, come si fa a preservare l’integrità e mantenere l’etica sempre ai primi posti?

Quando si lavora in un ambiente in cui i contenuti potenzialmente dannosi possono essere pubblicati, visti e condivisi a livello globale in un istante, con un click, cosa possono fare i brand per proteggersi?reputation marketingando

Negli ultimi 12 mesi, studi di agenzie di comunicazione hanno notato che la reputazione online è diventata una questione prioritaria e i contenuti negativi sono diventati la loro preoccupazione numero uno da un punto di vista commerciale.

Si sa, prima o poi capita a tutti di incorrere in qualche errore come è successo a marchi Tezenis e Pepe.

Ecco perché il controllo dei contenuti online e la gestione di ciò che viene detto comporta l’assegnazione di tempo e risorse per costruire una robusta reputazione on-line verso i clienti. Dopo tutto la mala gestione provocherebbe un danno economico ben superiore.

E questo è il problema.

I marchi sono da tempo consapevoli della necessità di impegnarsi nello spazio digitale – lavorando sodo per creare conversazioni e coinvolgimento – ma ora che ci sono e che si espongono alla vista del pubblico, controllando quello che viene detto su di loro si sta rivelando difficile e spesso il dialogo è aperto, ma non è sempre positivo.

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Rimaniamo in tema Campionato del mondo di calcio e guardiamo questa altra infografica redatta da Crowdtap attraverso un sondaggio rivolto ai telespettatori della Coppa del Mondo e il loro utilizzo dei social media.

Il 74,2% degli intervistati dichiara che sarà sui social media mentre guarda la partita. Di questi spettatori, il 43,4% si aspetta di condividere post su Facebook durante le partite e che potrebbero condividere anche le pubblicità nella forma: il 65% su Facebook e il 17,6% su Twitter.

Lo smartphone sarà lo strumento più utilizzato e Facebook il network di riferimento.

Ma a noi rimane da sapere la battaglia dei brand come andrà a finire…

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