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Gli investimenti previsti nel 2017, secondo una recente ricerca di Autopilot, si indirizzeranno maggiormente su digital advertising e customer events.

La relazione  (The report) si basa sui dati di un sondaggio di 505 decision-maker con sede negli Stati Uniti.

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Circa il 30% dei marketer dice che prevede di investire in pubblicità digitale nel 2017, e il 30% di investire in eventi per i clienti.

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Sostengo da sempre che i grandi marchi sono fondati su una forte reputazione.

Ma nell’era digitale in rapida evoluzione, come si fa a preservare l’integrità e mantenere l’etica sempre ai primi posti?

Quando si lavora in un ambiente in cui i contenuti potenzialmente dannosi possono essere pubblicati, visti e condivisi a livello globale in un istante, con un click, cosa possono fare i brand per proteggersi?reputation marketingando

Negli ultimi 12 mesi, studi di agenzie di comunicazione hanno notato che la reputazione online è diventata una questione prioritaria e i contenuti negativi sono diventati la loro preoccupazione numero uno da un punto di vista commerciale.

Si sa, prima o poi capita a tutti di incorrere in qualche errore come è successo a marchi Tezenis e Pepe.

Ecco perché il controllo dei contenuti online e la gestione di ciò che viene detto comporta l’assegnazione di tempo e risorse per costruire una robusta reputazione on-line verso i clienti. Dopo tutto la mala gestione provocherebbe un danno economico ben superiore.

E questo è il problema.

I marchi sono da tempo consapevoli della necessità di impegnarsi nello spazio digitale – lavorando sodo per creare conversazioni e coinvolgimento – ma ora che ci sono e che si espongono alla vista del pubblico, controllando quello che viene detto su di loro si sta rivelando difficile e spesso il dialogo è aperto, ma non è sempre positivo.

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