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La “crescita verde” è tra le massime priorità di molti leader d’azienda ma difficilmente è chiaro il percorso da seguire per realizzarla. Quale strategia adottare?

Ciascuna azienda dovrà valutare alcuni fattori:

  • la convertibilità della gamma di prodotti verso una maggiore sostenibilità
  • il livello delle competenze per lo sviluppo di prodotti ecologici
  • la conoscenza delle aspettative dei clienti  
  • le capacità dei concorrenti
  • la coerenza tra il prodotto e la sua comunicazione per prevenire accuse di greenwashing.

L’imperativo della sostenibilità…

La sostenibilità indica un “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie“.

La storia economica è marcata da periodi di relativa stabilità alternati a cambiamenti fondamentali nello scenario competitivo in cui si creano minacce e opportunità che cambiano le regole del gioco.

La sostenibilità è una macrotendenza di business emergente, come in passato lo sono state l’elettrificazione e la produzione di massa, e influenzerà profondamente la competitività, e persino la sopravvivenza, delle aziende.
Comprendere in che modo i leader hanno affrontato le macrotendenze passate può aiutare le aziende ad affrontare con più serenità il presente.

La strada da percorrere, secondo Lubin ed Esty nel loro articolo L’imperativo della sostenibilità, è chiara.

Occorre creare una visione che avanzi sistematicamente attraverso quattro fasi di creazione del valore, partendo dalle tattiche difensive per poi passare alle strategie offensive.

Per far ciò, gli autori suggeriscono di stabilire e integrare le capacità di esecuzione in cinque aree chiave:

  • leadership
  • valutazione 
  • sviluppo della strategia 
  • integrazione gestionale 
  • comunicazione

Prendiamo un esempio (Fonte Corriere): Svolta verde della Pepsi – basta plastica, solo bottiglie da vegetali di scarto

green, sostenibilità, marketing, brand, reputazioneErbe della prateria, corteccia di pino, torsoli di mais, buccia di arancia, pula di avena, scarti di patate e resti di altre sostanze utilizzate nella propria catena alimentare. Sono questi i componenti-base del nuovo materiale che sarà utilizzato dalla Pepsi per sostituire la plastica derivata dal petrolio per le bottiglie, in modo da ridurre la propria «impronta di carbonio» – le emissioni di CO2.

E per battere sul campo ecologico la rivale di sempre: la Coca-Cola. La Pepsi inizierà a produrre nel 2012 le prime centinaia di migliaia di bottiglie «ecologiche» con un investimento che Papalia ha stimato in milioni di dollari.

….altro punto a vantaggio di Pepsi quindi!?

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Da uno studio della IAB – Ufficio Pubblicità Interattiva, pare che più di due terzi degli addetti marketing (69%) e la metà di professionisti d’agenzia (55%) dicano di voler incrementare la loro spesa nella pubblicità video digitale (DVA) del 22% (in media) nel corso del 2011.

ADV marketingando

I professionisti delle agenzie prevedono di spendere il 19% dei loro budget totale in annunci display online su DVA contro il 15% dei marketers.

ADV marketingandoMa il dato più interessante è che la maggior parte delle agenzie e dei professionisti del marketing abbiano pianificato di spostare gli investimenti pubblicitari televisivi a favore delle DVA: circa il 62% dei marketers ritengono che le DVA abbiamo un migliore ROI confrontato alla TV, mentre il 47% delle agenzie e il 50% dei decision-maker TV giustificano lo spostamento per seguire il loro target di pubblico. (altro…)