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Oggi toccherò un tema che mi sta molto a cuore: la reputazione aziendale.

L’ho trattato molte volte (Reputazione…se ne parla tanto, ma come funziona?) perchè credo fermamente nell’importanza di mantenere alta l’etica, la credibilità e quindi la reputazione dell’azienda, a maggior ragione nei momenti difficili.

Chi fa il mio lavoro sa bene che è proprio nei momenti difficili che non bisogna smettere di comunicare, di informare i nostri clienti, di stargli accanto e far sentire la propria presenza, eppure molto spesso – anche nelle mie lezioni – sento la difficoltà di far passare questo concetto al top management.

A tal proposito mi sono imbattuta in un articolo de Il Sole 24 Ore che mi è piaciuto molto:

La reputazione delle aziende cresce durante la pandemia grazie a velocità di reazione, iniziative benefiche e smart working

L’analisi di Reputation Institute evidenzia come vengano premiate le imprese che hanno dato priorità al benessere dei dipendenti, garantendo la continuità lavorativa attraverso lo smart working.Quest’ultimo aspetto ha avuto un forte impatto sulla Reputazione delle aziende +3,8 punti che si traduce in comportamenti positivi che crescono: +7,9% nel parlare positivamente dell’azienda, +8,1% nel dare il beneficio del dubbio che l’azienda prenda la scelta giusta in questa fase e successivamente.”

Vi invito a leggere l’ARTICOLO nella sua interezza e quanto evidenziato nel post Brand e reputazione online, un equilibrio non sempre facile  di qualche tempo fa, oggi molto attuale.

 

 

Sostengo da sempre che i grandi marchi sono fondati su una forte reputazione.

Ma nell’era digitale in rapida evoluzione, come si fa a preservare l’integrità e mantenere l’etica sempre ai primi posti?

Quando si lavora in un ambiente in cui i contenuti potenzialmente dannosi possono essere pubblicati, visti e condivisi a livello globale in un istante, con un click, cosa possono fare i brand per proteggersi?reputation marketingando

Negli ultimi 12 mesi, studi di agenzie di comunicazione hanno notato che la reputazione online è diventata una questione prioritaria e i contenuti negativi sono diventati la loro preoccupazione numero uno da un punto di vista commerciale.

Si sa, prima o poi capita a tutti di incorrere in qualche errore come è successo a marchi Tezenis e Pepe.

Ecco perché il controllo dei contenuti online e la gestione di ciò che viene detto comporta l’assegnazione di tempo e risorse per costruire una robusta reputazione on-line verso i clienti. Dopo tutto la mala gestione provocherebbe un danno economico ben superiore.

E questo è il problema.

I marchi sono da tempo consapevoli della necessità di impegnarsi nello spazio digitale – lavorando sodo per creare conversazioni e coinvolgimento – ma ora che ci sono e che si espongono alla vista del pubblico, controllando quello che viene detto su di loro si sta rivelando difficile e spesso il dialogo è aperto, ma non è sempre positivo.

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