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Boom di start-up tra le PMI

Pubblicato: 25/03/2014 in statistiche
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Recentemente InfoCamere ha stilato una classifica delle regioni con il maggior numero di start-up innovative.
I dati in questione evidenziano che sono 1.792 le società costituendo o già costituite (da un massimo di 48 mesi) che hanno l’obiettivo di sviluppare, produrre e commercializzare “prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”.

La Lombardia si è aggiudicata il primo posto con un totale di 355 start-up registrate, segue l’Emila Romagna, poi il Lazio e il Veneto. Le ultime in classifica: la Valle d’Aosta, la Basilicata e il Molise. I settori coinvolti: il 30% delle imprese innovative si dedica alla produzione di software e alla consulenza informatica (546 imprese) mentre il 17,4% riguarda la Ricerca e Sviluppo con 312 unità.

Tra le 105 province: prima in classifica risulta Milano, seguita da Roma, Torino e Trento. Ma il dato interessante è che in 99 hanno registrato almeno una start-up.

Per quanto riguarda la forma giuridica, la più diffusa è la società a responsabilità limitata con ben il 96% del totale (1.729 casi), mentre solo l’1,8% delle startup si costituiscono come società per azioni (33 imprese) e l’1,5% come cooperative (27 casi).

 

Prendo spunto da un post di un collega per inoltrarvi un whitepaper di Confindustria sulle PMI protagoniste del futuro: http://www.pmi.it/file/whitepaper/000555.pdf.

COSTRUIRE IL FUTURO.

“La ricerca del Centro Studi Confindustria fornisce agli imprenditori l’occasione per un approfondimento di qualità dei temi fin qui appena accennati e traccia il percorso per giungere alla creazione di una “società imprenditoriale consapevole”, che viene identificata come la meta ideale a cui tendere. Si tratta di un nuovo modello, nel quale l’autonomia e l’assunzione di rischio diventano i principi guida per eccellenza di ogni azione economica e vengono condivisi e applicati non solo dagli imprenditori, ma anche dai territori e dalle persone. Un modello che a differenza di altri, nati durante la trasformazione dell’Italia da economia di sussistenza a paese industriale ma oggi non più efficaci, aggiunge il fattore importantissimo della consapevolezza.

Accanto alle analisi del presente e alle proiezioni sul futuro Confindustria ha voluto inoltre offrire ai suoi associati esempi concreti. Grazie all’esperienza dei focus group condotti nel corso dell’ultimo anno dal Centro Studi Confindustria all’interno del sistema associativo, è possibile proporre in questo volume non tanto singoli casi esemplari quanto complessive strategie vincenti, da prendere a modello e alle quali ispirarsi. Strategie che nascono dall’analisi degli elementi comuni a quelle imprese – grandi, medie e piccole – che per l’appunto in questi anni hanno saputo innovare e crescere. (altro…)

Ci stavamo giusto domandando se l’F-commerce avrebbe preso piede (vedi post) ed ecco che una news ci racconta che la Comunità Europea rischia di trasformarsi in un freno all’avanzata del commercio libero e concorrenziale.

Almeno questo è quello che sostengono in molti dopo la proposta di rivedere le regole dell’e-commerce. (pdf della proposta)

Gli emendamenti volti a modificare la direttiva europea sui diritti dei consumatori che, una volta approvati, modificherebbero la direttiva Ue n. 31 del 2000, rischiano di trasformarsi in un boomerang nei confronti dei consumatori stessi. (altro…)

Il cloud computing è quell’insieme di tecnologie informatiche che permettono di utilizzare alcuni hardware o software in modalità remota, quindi non devono risiedere sul tuo PC bensì possono essere “ospitati” (o memorizzati) su Internet o, come “in the cloud”. Tutto quello che devi fare è accedere ai tuoi documenti e programmi via Internet.

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Questo sistema ha come sempre dei pro e dei contro. Quindi vediamo come si comportano le PMI in merito.

VMware ha pubblicato i risultati di uno studio che ha analizzato il grado di adozione del cloud computing presso le Piccole e Medie Imprese (PMI) europee.

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Google ha commissionato a Boston Consulting Group l’elaborazione di un’analisi indipendente volta a individuare l’attuale impatto di Internet sull’economia italiana e le prospettive di crescita dell’Internet economy.

Internet gioca un ruolo fondamentale per l’economia italiana.

Nel 2010, Internet ha contribuito al PIL italiano con 31,5 miliardi di euro, pari al 2%. Questo dato più che raddoppierà entro il 2015. In uno scenario conservativo l’Internet economy rappresenterà 59 miliardi di euro, pari al 4,4% del PIL italiano, con un tasso di crescita annuo del 18%.

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