Addio vecchi “pizzini”…ora arrivano i Social media.

Pubblicato: 06/05/2011 in social media
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Questa è una notizia curiosa….sempre legata all’uso che si può fare dei Social media…più o meno lecito.

Nelle prigioni degli Stati Uniti capita che molti detenuti ottengano di nascosto telefoni cellulari per comunicare con l’esterno: a volte li usano semplicemente per mantenere i contatti con i propri familiari, spesso però li utilizzano per organizzare le attività criminali dall’interno del carcere. I direttori di alcuni penitenziari hanno deciso di far schermare le celle e ora una nuova proposta di legge, presentata nella Carolina del Sud, potrebbe rendere illegale la pratica dell’aggiornamento dei profili di Facebook dal carcere tramite telefono cellulare.

social media

La proposta è stata presentata dal deputato democratico Wendell Gilliard, convinto che grazie al nuovo divieto potrebbero diminuire i casi di carcerati che gestiscono attività criminali durante la prigionia o che inviano minacce alle vittime che li hanno fatti arrestare e condannare.

La nuova norma farebbe aumentare automaticamente di trenta giorni la pena detentiva per chi utilizza i social network attraverso i cellulari, che nelle carceri sono vietati. La legge propone anche di istituire un divieto per la pubblicazione di pagine a sostegno dei detenuti da parte di altre persone. Questo passaggio della proposta, dicono gli esperti, difficilmente sarà applicato perché è in contrasto con il diritto alla libertà di parola garantito dalle leggi statunitensi.

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La proposta di Gilliard ha raccolto molti consensi nella Carolina del Sud ed è sostenuta anche dal presidente della Camera dello Stato, un repubblicano. Nonostante il sostegno di molti deputati, non è ancora chiaro se la legge avrà i numeri per essere approvata. Proposte di legge simili, ma tese a rendere più difficile l’uso dei cellulari in carcere, sono naufragate nel corso degli ultimi anni a causa della loro incompatibilità con la Costituzione.

Credo che lo stesso concetto valga anche per Twitter….che in qualche modo potrebbero ricordare e sostituire i vecchi “pizzini”.

Ma in Italia cosa succede?

La Corte di Cassazione dice stop al “pizzino” online. Per i giudici della Suprema corte, gli arresti domiciliari vanno sostituiti con il carcere se la persona che ha usufruito del beneficio chatta su Facebook. Con la sentenza 37151 affermano che al divieto di avere rapporti con persone diverse dai familiari conviventi deve essere data un’interpretazione estensiva, fino a comprendere tutte le comunicazioni con terzi sia vocali sia attraverso internet.

La Suprema corte precisa che non è vietato tout court l’uso della rete, ma la navigazione è consentita solo per motivi di ricerca, escludendo i contatti personali. Consapevole delle possibilità di comunicazione messe a disposizione dal web, la Cassazione aggiunge la rete ai «pizzini, gesti, comunicazioni televisive anche mediate ecc.» facendola rientrare, se usata per dialogare, tra le azioni vietate a coloro che sono agli arresti domiciliari. Gli ermellini precisano però che l’eventuale violazione va provata e non può semplicemente essere desunta dall’uso del computer.

Esiste però un’altra realtà:  Made in Carcere su Facebook – un marchio che nasce in un laboratorio, all’interno della casa circondariale Borgo S.Nicola di Lecce, tutto al femminile. Qui, si pensano, si cercano, si trasformano e si producono prodotti eco-solidali.

Sono confezionati da Donne ai margini della Società, quali le 12 detenute della Casa Circondariale di Borgo San Nicola a Lecce; che, oltre ad imparare un mestiere, costruiscono un percorso di riavvicinamento al mondo reale …

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