La SIAE e i trailer on line: ecco cosa dice la legge.

Pubblicato: 22/11/2011 in esperienza
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Esco un po’ dal seminato condividendo questo articolo de Il Post che parla di trailer on line e della loro legalità o meno.crowdsourcing, marketing, esperienza, reputazione

Lo reputo importante perchè si menzionano attività che potremmo fare anche noi senza pensare alle conseguenze.

Ieri alcuni siti internet italiani che si occupano di cinema hanno rimosso dalle loro pagine i trailer di parecchi film, in seguito a una comunicazione da parte della SIAE. Ai siti in questione – Corriere della FantascienzaFantasyMagazine, tutti appartenenti al circuito editoriale Delos, e Horror.it – è stata richiesta la sottoscrizione di una licenza per poter pubblicare contenuti video che utilizzano materiale audio protetto dalla SIAE: quindi soprattutto per i trailer cinematografici, essendo questi alcuni dei contenuti più ripresi da siti e blog.

Secondo la SIAE, per pubblicare i trailer (e non più di 30 al mese) un sito Internet dovrebbe pagare 450 euro ogni trimestre, quindi 1800 euro all’anno. La norma farebbe riferimento ad accordi siglati negli ultimi anni tra la SIAE e le associazioni di produttori, come l’ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive, e l’AGIS, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. Il sito “Corriere della Fantascienza” scrive così.

…continua la lettura..link

Secondo quanto stabilisce la SIAE, per pubblicare video in streaming è necessario compilare un’apposita domanda che presenta due categorie separate: da una parte “streaming a richiesta gratuito e downloading gratuito di opere intere”, dall’altra “streaming a richiesta gratuito di frammenti di opere inferiori a 45′”. Considerato che la maggior parte dei trailer cinematografici ha una lunghezza superiore ai 2 minuti, quindi superiore ai 45 secondi massimi del frammento, questi ricadono sotto la classificazione di “opere intere”. Classificazione che aggiunge assurdità all’assurdità, visto che i trailer sono video realizzati e diffusi gratuitamente su Internet – si pensi a Youtube, per esempio – dalle stesse case di produzione per pubblicizzare il film, e che la loro diffusione capillare è importante per i profitti degli stessi clienti della SIAE. In sostanza si chiede ai siti di pagare per la pubblicità che ospitano, peraltro gratuitamente (il passo successivo, non da escludere, è che i siti paghino la SIAE per la musica degli spot pubblicitari che contengono).

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