Strategie post-cookie: come costruire relazioni senza dipendere dai dati di terze parti

Per anni, il marketing digitale ha basato gran parte della sua efficacia su un pilastro invisibile ma potentissimo: i cookie di terze parti.
Tracciamento, retargeting, pubblicità comportamentale… tutto sembrava funzionare grazie alla possibilità di seguire gli utenti da un sito all’altro, di conoscere le loro abitudini e preferenze con estrema precisione.

Ma ora lo scenario sta cambiando.
E non si tratta di una moda passeggera, ma di una trasformazione profonda, guidata da tre forze convergenti:

  • Le nuove normative sulla privacy (GDPR, ePrivacy, CCPA…)
  • La crescente consapevolezza degli utenti
  • Le scelte tecnologiche dei grandi player (Google Chrome abbandonerà i cookie di terze parti nel 2025)

La domanda è chiara: come si fa marketing in un mondo post-cookie?
E, ancora più importante: come si costruiscono relazioni senza invadere la privacy delle persone?

Dal tracciamento alla fiducia: un cambio di paradigma

Il modello del “surveillance marketing” sta progressivamente lasciando spazio a un approccio più etico, trasparente e relazionale. Non si tratta solo di adattarsi a una limitazione tecnica.
Si tratta di ripensare la relazione brand–persona su basi più sane e durevoli.

Ecco alcune delle strategie più efficaci che stanno emergendo nel panorama post-cookie:

1. First-party data: valorizzare ciò che già possiedi

I dati di prima parte (first-party) sono quelli che le persone ti affidano volontariamente:
iscrizione alla newsletter, acquisti sul tuo e-commerce, interazioni sui social o nei sondaggi.

Questi dati sono più accurati, legittimi e valorizzabili perché raccolti con consenso diretto.
Chi li sfrutta bene, ha un vantaggio competitivo enorme.

Best practice: investire in CRM evoluti, form di iscrizione personalizzati, programmi fedeltà e contenuti gated di valore.

2. Content marketing & community: creare valore per attrarre (non inseguire)

In assenza di tracciamento, diventa ancora più importante farsi cercare anziché rincorrere.
Un contenuto utile, un format interessante, una narrazione coinvolgente sono oggi leve strategiche per attirare lead e costruire fiducia.

Pensa in ottica pull, non push: blog autorevoli, podcast, newsletter verticali, canali Telegram, rubriche su LinkedIn.

3. Contextual advertising: torniamo al contesto

Senza cookie, la pubblicità torna a valorizzare il contenuto e il momento in cui viene visualizzata, invece che il profilo dell’utente.

Esempio: mostrare un annuncio di abbigliamento sportivo su un blog di running ha più senso (e impatto) che farlo apparire a chiunque abbia cercato “scarpe” tre giorni fa.

4. Trasparenza e UX: chiedi il consenso, ma con stile

Il modo in cui chiedi il consenso può rafforzare o distruggere la fiducia. Evita dark pattern, pop-up invasivi, checkbox ambigue.

Un linguaggio chiaro, un design coerente e una UX semplice sono parte della tua strategia di reputazione.

Quindi, in un mondo che chiede più etica, più trasparenza e più rispetto, anche il marketing è chiamato a cambiare. Il mondo post-cookie è una sfida, certo. Ma è anche un’opportunità per tornare a fare relazioni autentiche, contenuti di valore, strategie centrate sulle persone e non sui profili.

Chi saprà cogliere questa occasione, non solo sarà compliant con le regole.
Sarà più credibile, più amato e — nel lungo periodo — più efficace.

I commenti sono chiusi.

Su ↑