Comunicazione = reti sociali e relazioni sociali.

Pubblicato: 28/07/2011 in esperienza, reputazione, social media
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Ci stiamo affacciando sempre più ad un mondo 2.0 in cui le relazioni si basano su contatti virtuali. Bene, ma non dimantichiamoci che la comunicazione on-line si deve affiancare ad una comunicazione off-line ed alle pubbliche relazioni.

In questo momento dobbiamo pensare a creare un nuovo mix di comunicazione non sostituire totalmente quanto fatto in passato.

E’ quanto anche espresso dall’imprenditore dei media Larry Kramer nell’articolo HBR.social media

Quando le “relazioni sociali” contano più delle “reti sociali”

L’imprenditore dei media Larry Kramer esamina le aziende francesi che utilizzano metodologie a bassa tecnologia per entrare in una relazione più efficace con i clienti.

Il produttore di articoli di lusso Boucheron organizza delle cene riservate con piccoli gruppi di clienti primari; la filiale francese di Nespresso sta realizzando grossi investimenti nel call center telefonici nonostante la maggior parte degli ordini giunga attraverso altri canali, e addestra i componenti dello staff centrale a passare più tempo con i clienti; e Vente-Privée tratta i fornitori più importanti come clienti, forgiando solide relazioni personali.

Kramer sostiene che anche in un’era in cui così tante imprese sono ossessionate dal social networking, cercando di ammassare milioni di seguaci con Twitter e Facebook, le relazioni più profonde tra imprese e clienti continuano a formarsi offline, dove è più facile costruire un vero dialogo.

Il desiderio di interagire con i clienti a livello personale è particolarmente diffuso in Francia. Sebbene l’utilizzo di Internet da parte dei francesi è notevolmente aumentato nel corso degli anni, è ancora indietro l’uso in altri paesi occidentali.

Solo il 63% delle famiglie in Francia hanno ora accesso a Internet, contro il 74% negli Stati Uniti, il 77% nel Regno Unito, e il 79% in Germania. L’uso di siti di social networking anche. Nel 2008, solo il 20% di loro ha visitato tali siti. Nel 2009 il numero è balzato al 36%, ma coincidono ancora ai primi in quanto risulta la Francia dietro il Regno Unito (43%), Spagna (52%) e Italia (59%).

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