Tutti hanno bisogno di un Social Media Marketing, davvero?

Pubblicato: 11/10/2011 in customer satisfaction, esperienza, reputazione, social media
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Quante volte vi è capitato di sentire durante le riunioni, i convegni e le discussioni su Linkedin: Tutti hanno bisogno di un Social Media Marketing, oppure che il Social Media Marketing è facile e può essere fatto da chiunque, anche da uno stagista o a tempo perso. Sono sicura che vi è capitato spesso, classici luoghi comuni. Bene, vi dirò cosa ne penso io.
Partiamo con il primo: Tutti hanno bisogno di un Social Media Marketing.
Allora, io non partirei con il dire si o no categorico. Ritengo che vada fatta un’analisi approfondita per valutare se:
– attraverso il social network raggiungo il target che mi interessa;
– mi aiuterà a raggiungere i miei obiettivi;
– mi potrà assicurare un ritorno dell’investimento;
– avrò il tempo e le risorse (non solo economiche) per seguire un piano di Social Media Marketing.
Questo come inizio, ed è chiaro che se non sono in grado di sostenere questi quesiti, la risposta è non mi serve o non in questo momento.

Passiamo al secondo: Il Social Media Marketing è facile e può essere fatto da chiunque a tempo perso.

Chissà qual è il concetto di facile che hanno le persone che sostengono questa tesi…Facile non vuol dire efficace, profittevole, veloce. Neppure il numero di fan può essere considerato un gran risultato se poi non siamo in grado di misurarne il ritorno in termini di vendite. E poi come scegliere lo strumento più adeguato?

Partiamo dall’inizio, abbiamo detto che è necessario fare un’analisi e quindi identificare una strategia di marketing sociale. Abbiamo anche rilevato che ci servirà del personale dedicato e preparato (aggiungo io). Per conoscere se il nostro investimento avrà un ritorno sarà quindi necessario monitorare e misurare tutti gli elementi che riteniamo parte del nostro obiettivo.

Non credo sia facile, tanto meno per uno stagista o una persona che non ha delle linee guida ben precise su come ci si debba muovere nei social media.

Abbiamo già dimenticato il caso Patrizia Pepe? Stiamo parlando di gestire delle relazioni con i nostri potenziali clienti non di organizzare una cena con i nostri amici. Che poi questo tipo di attività sia anche divertente e talvolta gratificante non la rende certo semplice.

Bisogna avere esperienza in comunicazione, meglio se comunicazione sociale. Bisogna dedicarci del tempo ed avere pazienza. Lasciare che i dipendenti gestiscano l’immagine e la reputazione del marchio aziendale senza una preparazione adeguata è un grosso rischio. Una cattiva reputazione permane poi nel tempo.

Ho già scritto e/o riportato in merito alcuni post che se volete rivedere potrebbero capire meglio la mia posizione.

Avete altri luoghi comuni che sentite dire tra i vostri colleghi!?

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commenti
  1. Carlo Mazzocco ha detto:

    Marcella, grazie per la segnalazione del tuo articolo nella mia discussione su Linkedin. Ti rispondo qui.

    Il mio articolo voleva indicare il SMM come strumento utile (ma non indispensabile) ad una migliore visibilità aziendale sul web, ma sono pienamente d’accordo con te sul fatto che tale attività va supportata dalle giuste risorse umane e temporali.

    Un’attenta analisi a monte, in termini di definizione degli obiettivi e dell’investimento da dedicare, è assolutamente indispensabile.
    Grazie per la tua utile integrazione al mio post!

    Carlo

  2. Flavia TTV ha detto:

    Di solito faccio notare alle aziende che affidare una pagina facebook a uno stagista è come mandare l’ultimo arrivato a presentare agli analisti della City. E soprattutto che ridurre un piano di social media a una pagina facebook è come a mandare in onda uno spot senza aver lavorato a una strategia e a un messaggio.
    Ma l’argomento che proprio non sopporto in ambiente marketing tradizionale, da cui provengo anch’io, è che “la gente che sta in Internet è un campione non rappresentativo dell’universo italiano”. Ma in quale decennio vivono?
    Per quanto riguarda il ritorno sull’investimento… Gli investimenti in reputazione/equity hanno difficilmente un ritorno a breve, e la stessa misurazione dell’equity non è cosa semplice. E’ un committment di lungo periodo, e vincono i brand che costruiscono coerentemente e continuamente: ormai i social media sono una parte ineliminabile della costruzione della tua immagine, a meno che tu non stia parlando a dei settantenni.
    Ho replicato all’avvocato del diavolo? 😉

    • saraccom ha detto:

      Capisco davvero il tuo punto di vista, però devo dire che sul fatto che l’universo internet non sia rappresentativo dell’universo totale…qualche riserva ce l’avrei.
      Bisogna ricordarsi che come in ogni medaglia ci sono 2 facce per cui, se da un lato non intervenire o interagire significa perdere delle occasioni, dall’altra credo anche che non tutti quelli che partecipano in maniera attiva siano un campione assoluto.
      Ci sono molte persone sui social che non intervengono ne in negativo e ne in positivo. Come sempre bisogna misurare bene quello che si vuole ottenere, e ricordarsi che ogni campione on-line / off line rappresenta una parte dell’universo.

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