Condivisione della conoscenza e dell’esperienza: crowdsourcing.

Pubblicato: 22/09/2011 in esperienza, marketing3, reputazione, social media
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Abbiamo parlato di cloud…..un modo nuovo di lavorare….bene ora passiamo al termine crowdsourcing.crowdsourcing, marketing, esperienza, reputazione

Letteralmente: da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività – è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale. Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet (pensiamo a wikipedia).

Inizialmente fondato sul lavoro di volontari ed appassionati, la community open source rappresenta per le aziende un nuovo modello di open enterprise, per i freelance la possibilità di offrire i propri servizi su un mercato globale.

Quando viene utilizzato? Quando un’azienda chiede alle persone comuni di produrre il manuale d’uso di un prodotto per proprio conto, condividendolo con tutti, o quando un ente pubblico cerca suggerimenti dal pubblico per risolvere un problema, emettendo dei bandi o via web.

In un articolo di P. Magrassi si dice che: “Dopo venti anni di web, è sciocco continuare a credere che le idee innovative possano o debbano provenire solo da chi lavora dentro l’azienda o dai collaboratori esterni istituzionali, come consulenti e partner. Meglio sarà approfittare dell’enorme bacino di intelligenza e competenza che risiede là fuori.

Quanto più facile oggi con i social media, il web 2.0.

Ci si fida di più di una referenza e di un’esperienza di qualcuno che ha già testato qualcosa che non da un’informazione che viene dall’alto (azienda vs cliente). Ma non solo. Ci sono persone molto competenti che davvero potrebbero insegnare a dirigenti d’azienda e per hobby scrivono, fanno recensioni o danno soluzioni a problematiche aziendali.

Per questo motivo è bene “sfruttare” le conoscenze allargate per poter raggiungere la soluzione migliore, magari invogliando le persone con premi in denaro o gare.

Si legge sempre nell’articolo sopra citato: “Gli argomenti vanno dalla genetica alle telecomunicazioni, dai metodi per la pulizia automatica delle toilette alla meccatronica nanometrica, dalle tecnologie agroalimentari all’innovazione delle agenzie bancarie. Chiunque senta di avere le competenze necessarie si sceglie il quesito al quale rispondere, ci pensa e formula una proposta. Alla scadenza prefissata, l’ente (spesso anonimo, per evidenti ragioni di concorrenza) che ha postato il quesito decide se qualcuno merita di essere premiato e quindi remunerato per la sua proposta –con premi prefissati il cui ammontare è compreso tra i 5mila e i 50mila dollari. Il broker, dal canto suo, vigila sulla regolarità del processo.

Mentre inizialmente su questi marketplace si trovavano solo richieste di innovazioni di prodotto a base fortemente tecnologica, da qualche anno sta crescendo anche il numero delle richieste di innovazioni di processo. Si può interrogare il web circa come diffondere servizi bancari in territori remoti, come integrare Twitter o LinkedIn nel software applicativo Sap, o come accrescere l’utilizzo dei trasporti pubblici a Chicago per ridurre l’inquinamento.

Beninteso, la parte difficile consiste nel trovare le domande giuste. Molte innovazioni non nascono dalla formulazione e conseguente soluzione di un problema specifico e ben definito, bensì da un’illuminazione, un’idea improvvisa che spesso può nascere per analogia osservando lo svolgimento di un processo o il funzionamento di un prodotto in un contesto del tutto diverso da quello dell’azienda.

Comunque, sui siti di brokeraggio d’innovazione gli italiani di segnalano molto più come SOLVERS (ossia individui che propongono idee solutive) che non come CHALLENGERS (ossia aziende ed enti che chiedono soluzioni).”

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commenti
  1. […] che il crowdsourcing può essere usato in tanti […]

  2. […] Clienti. Un sondaggio sulla soddisfazione del cliente permette di conoscere ciò che i clienti vogliono dalla nostra azienda, dai prodotti e servizi offerti. Come li percepiscono, cosa avrebbero voluto vedere migliorato, e cosa si può fare per aumentare la loro soddisfazione. Inoltre, il feedback dei clienti è in grado di generare nuove idee e suggerimenti. Possono essere utilizzati anche in una iniziativa di crowdsourcing. […]

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